|
IMPERATOR
|
GLI ULTIMI FUOCHI dell'Impero Romanodi Giulio Castelli “Gli ultimi fuochi dell’Impero Romano” è il seguito ideale di “Imperator”. Narra infatti dell’augusto Maggioriano e dei suoi successori, in particolare di Procopio Antemio che rivestì la porpora dal 466 al 472. Come nel caso di “Imperator” si tratta del romanzo di un’epoca storica: la dissoluzione del mondo antico e l’avvento del Medioevo, un passaggio che per certi versi fu traumatico e per molti altri una evoluzione naturale dei mutamenti che si erano già verificati da tempo nell’impero romano. La narrazione è dominata dalla figura di Ricimero, capo dell’esercito d’Occidente ormai completamente barbarico. Un uomo privo di scrupoli che gestì il potere per tre lustri e innalzò nobili romani alla porpora per poi abbatterli quando si dimostrarono troppo indipendenti. Accanto a Ricimero rivivono despoti e condottieri dell’epoca. Il re dei Vandali, Genserico, terrore del Mediterraneo. Egidio e Marcellino, ultimi generali romani. Il devoto Olibrio e l’intrigante Glicerio. E poi i papi e gli imperatori di Costantinopoli. Ma anche alcune affascinanti figure femminili quali la capricciosa Alipia, figlia dell’imperatore Antemio, amore impossibile di Flavio Ascanio e costretta a un matrimonio di stato. Il protagonista narrante è appunto Ascanio, nipote di Flavio Pietro, il ministro di Maggioriano. Similmente a “Imperator” anche “Gli ultimi fuochi” propone tre chiavi di lettura. E’ la riscoperta di un’epoca affascinante ma poco conosciuta, presentata con fedeltà agli avvenimenti. E’ naturalmente un romanzo d’avventura. Infine, il disfacimento del mondo antico può essere visto come una metafora della attuale crisi culturale e morale dell’Occidente e, in particolare, dell’Italia. Uno straordinario metro di paragone tra ciò che accadde oltre quindici secoli or sono e ciò che sta accadendo oggi. In tale ottica “Gli ultimi fuochi” è anche un romanzo “politico” in quanto ripropone la disfida tra ordine e caos, tra libertà e potere, tra laicità e integralismo. Tutti temi che sono anche del nostro tempo.
|
476 A.D., l’ultimo imperatore
“476, l’ultimo imperatore” è – dopo “Imperator” e “Gli ultimi fuochi dell’impero romano” – il terzo romanzo della trilogia che racconta la dissoluzione del più grande stato esistito nell’antichità. Intensità narrativa e acuta visione della storia fanno di questo libro, insieme con i due precedenti, un affresco unico, nel panorama della narrativa, dell’oscuro e misterioso V secolo. Un’epoca densa di drammatici eventi che portarono al passaggio dal mondo antico al medio evo. Si tratta di un’opera che offre tre chiavi di lettura. La prima riguarda la suggestione dei luoghi e degli avvenimenti ricostruiti con meticolosa esattezza storica. Riappaiono infatti in tutto il loro morente splendore le antiche città con i fori decadenti, le basiliche civili trasformate in chiese, i teatri e i templi in abbandono. Il lettore potrà viaggiare dall’antica Roma alle province della Gallia, dalla dorata Costantinopoli alla Britannia aggredita dagli invasori. Incontrerà inoltre i protagonisti di quell’oscuro ma affascinante periodo della storia: i fragili imperatori d’Occidente fino a Romolo Augustolo, i generali Oreste e Odoacre, il dominante imperatore d’Oriente Zenone, i vescovi difensori delle città, i re germanici nel loro fulgore barbarico, i senatori di Roma chiusi nella miope difesa dei propri privilegi, lo stravagante, egocentrico filosofo egiziano Pamprépio che progetta il ritorno degli antichi dei, il poeta Sidonio Apollinare, uno dei grandi personaggi di quell’epoca di transizione. La seconda chiave di lettura è ovviamente quella romanzesca. Descrizioni di avventure, amori, battaglie, lotte politiche, intrighi di palazzo e sanguinosi complotti. La terza, infine, riguarda la metafora della crisi. E’ infatti impossibile non rilevare come quella che portò alla fine della civiltà antica assomigli in modo inquietante alla attuale crisi morale e civile del mondo occidentale con tutti i suoi corollari: un potere impegnato soltanto ad autoalimentarsi, corruzione burocratica e politica, estrema ricchezza ed estrema povertà, intolleranza, fondamentalismo religioso, decrescita demografica, xenofobia e immigrazione. Una serie di sorprendenti analogie che inducono alla riflessione anche il lettore meno interessato a quelle vicende remote. |


