STORIA E FICTION

Tre romanzi che raccontano fedelmente il V secolo, una delle epoche più importanti e meno conosciute in tutta la storia dell’Occidente

La trilogia composta da “Imperator, l’ultimo eroe di Roma”, “Gli ultimi fuochi dell’impero romano” e “476 A.D., l’ultimo imperatore” è una grande opera narrativa che illumina uno dei secoli più oscuri della nostra storia: l’epoca delle invasioni/migrazioni barbariche e della progressiva dissoluzione dell’impero romano, la più grande costruzione statale dell’antichità.
Con il V secolo incomincia il medio evo e appare in embrione quella che sarà l’Europa dei popoli.   Ma, per certi versi, il medio evo era iniziato già da molto tempo, fin dagli ultimi anni del II secolo, mentre per altri la civiltà antica sopravviverà fino all’inizio del VII secolo.
I tre romanzi rappresentano un “unicum” nella narrativa storica e consentono al lettore di immergersi in quell’epoca tanto remota dove si sorprenderà nel ritrovare situazioni e idee ancora attualissime.
La narrazione ha inizio nel 415 d.C. quando sono imperatori Onorio in Occidente e Teodosio II in Oriente.   E’ l’anno tragico del linciaggio della filosofa Ipazia ad Alessandria d’Egitto.   Quindi le vicende del giovane Maggioriano si svilupperanno per quasi mezzo secolo fino a quando egli riuscirà a rivestire la porpora imperiale per l’Occidente.   Nel romanzo successivo (“Gli ultimi fuochi”) si rivivrà il regno di Antemio e, infine, in “476” la conclusione della parabola di Roma imperiale con Giulio Nepote e Romolo Augustolo, con una appendice negli ultimi domini dei signori della guerra che si dicono romani.   L’ultimo romanzo si conclude infatti nel 498 d.C.
Oltre ai protagonisti dei romanzi, il lettore potrà conoscere da vicino le grandi figure del secolo: Ezio, l’invincibile comandante dell’esercito d’Occidente; Galla Placidia, devota all’ortodossia cattolica ma ferma nel suo progetto dinastico; Attila e Genserico, i due terribili nemici di Roma; Ricimero, Oreste e Odoacre, gli ultimi capi dell’esercito romano, ormai completamente germanizzato, oltre a una folla di figure minori descritte con grande rispetto della realtà storica.
L’autore della trilogia (oltre 1.600 pagine complessive) è Giulio Castelli.  I libri sono editi da Newton Compton.

Imperator

IMPERATOR
L’ultimo eroe di Roma antica


di Giulio Castelli
Newton Compton
Pagg. 585

“Imperator” è un romanzo che narra con fedeltà storica i grandi eventi che portarono alla fine del mondo antico e all’inizio del medio evo, quando i barbari irruppero oltre il “limes” romano mentre congiure di palazzo, guerre civili e intolleranza religiosa corrodevano dall’interno il più grande Stato fino ad allora esistito.

L’autore rievoca i coraggiosi tentativi di un uomo, divenuto imperatore quasi contro la sua volontà, che per alcuni anni si batté per ristabilire la Res Publica che aveva dominato il mondo.

Quest’uomo fu Giulio Valerio Maggioriano che si trovò a fronteggiare gli invasori esterni e il collasso interno per evitare la caduta di Roma.

Nel romanzo, avventura e storia portano il lettore nel V secolo, un’epoca grandiosa e poco conosciuta in cui spiccano le figure di alcuni eccezionali protagonisti: Galla Placidia, la severa “augusta” dedita al misticismo ma non estranea agli intrighi,  Ezio l’ultimo condottiero romano, il feroce Attila re degli Unni, l’astuto Genserico re dei Vandali, la seducente Licinia Eudoxia, imperatrice nata nella porpora, papa Leone Magno, intransigente difensore dell’ortodossia e del primato di Pietro, l’insinuante Eraclio, primo ministro del torpido Valentiniano III e  gestore di un perverso e paralizzante potere.  Al centro è la complessa vicenda umana di Giulio Valerio Maggioriano, il cui impegno morale e civile appare attuale ancora oggi.

“Imperator” è un’opera di grande spessore, sorprendente e non comune, che offre molte chiavi di lettura e suggerisce stimolanti spunti di riflessione tra un remoto passato e un possibile futuro.

Il libro propone anche al lettore un suggestivo viaggio nei luoghi di quegli anni con una precisa ricostruzione delle città antiche e dei loro fori, circhi, edifici pubblici e chiese paleocristiane.

 

Gli ultimi fuochi

GLI ULTIMI FUOCHI dell'Impero Romano

di Giulio Castelli
Newton Compton
Pagg. 511

“Gli ultimi fuochi dell’Impero Romano” è il seguito ideale di “Imperator”.  Narra infatti dell’augusto Maggioriano e dei suoi successori, in particolare di Procopio Antemio che rivestì la porpora dal 466 al 472.

Come nel caso di “Imperator” si tratta del romanzo di un’epoca storica: la dissoluzione del mondo antico e l’avvento del Medioevo, un passaggio che per certi versi fu traumatico e per molti altri una evoluzione naturale dei mutamenti che si erano già verificati da tempo nell’impero romano.

La narrazione è dominata dalla figura di Ricimero, capo dell’esercito d’Occidente ormai completamente barbarico.  Un uomo privo di scrupoli che gestì il potere per tre lustri e innalzò nobili romani alla porpora per poi abbatterli quando si dimostrarono troppo indipendenti.

Accanto a Ricimero rivivono despoti e condottieri dell’epoca.  Il re dei Vandali, Genserico, terrore del Mediterraneo.  Egidio e Marcellino, ultimi generali romani.  Il devoto Olibrio e l’intrigante Glicerio.  E poi i papi e gli imperatori di Costantinopoli.  Ma anche alcune affascinanti figure femminili quali la capricciosa Alipia, figlia dell’imperatore Antemio, amore impossibile di Flavio Ascanio e costretta a un matrimonio di stato.   Il protagonista narrante è appunto Ascanio, nipote di Flavio Pietro, il ministro di Maggioriano.

Similmente a “Imperator” anche “Gli ultimi fuochi” propone tre chiavi di lettura.  E’ la riscoperta di un’epoca affascinante ma poco conosciuta, presentata con fedeltà agli avvenimenti.  E’ naturalmente un romanzo d’avventura.  Infine, il disfacimento del mondo antico può essere visto come una metafora della attuale crisi culturale e morale dell’Occidente e, in particolare, dell’Italia.  Uno straordinario metro di paragone tra ciò che accadde oltre quindici secoli or sono e ciò che sta accadendo oggi.

In tale ottica “Gli ultimi fuochi” è anche un romanzo “politico” in quanto ripropone la disfida tra ordine e caos, tra libertà e potere, tra laicità e integralismo.  Tutti temi che sono anche del nostro tempo.

 

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476 A.D.

476 A.D., l’ultimo imperatore


di Giulio Castelli
Newton Compton
Pagg. 512

“476, l’ultimo imperatore” è – dopo “Imperator” e “Gli ultimi fuochi dell’impero romano” – il terzo romanzo della trilogia che racconta la dissoluzione del più grande stato esistito nell’antichità.   Intensità narrativa e acuta visione della storia fanno di questo libro, insieme con i due precedenti, un affresco unico, nel panorama della narrativa, dell’oscuro e misterioso V secolo.   Un’epoca densa di drammatici eventi che portarono al passaggio dal mondo antico al medio evo.

Si tratta di un’opera che offre tre chiavi di lettura.   La prima riguarda la suggestione dei luoghi e degli avvenimenti ricostruiti con meticolosa esattezza storica.   Riappaiono infatti in tutto il loro morente splendore le antiche città con i fori decadenti, le basiliche civili trasformate in chiese, i teatri e i templi in abbandono.   Il lettore potrà viaggiare dall’antica Roma alle province della Gallia, dalla dorata Costantinopoli alla Britannia aggredita dagli invasori.    Incontrerà inoltre i protagonisti di quell’oscuro ma affascinante periodo della storia: i fragili imperatori d’Occidente fino a Romolo Augustolo, i generali Oreste e Odoacre, il dominante imperatore d’Oriente Zenone, i vescovi difensori delle città, i re germanici nel loro fulgore barbarico, i senatori di Roma chiusi nella  miope difesa dei propri privilegi, lo stravagante, egocentrico filosofo egiziano Pamprépio che progetta il ritorno degli antichi dei, il poeta Sidonio Apollinare, uno dei grandi personaggi di quell’epoca di transizione.

La seconda chiave di lettura è ovviamente quella romanzesca.  Descrizioni di avventure, amori, battaglie, lotte politiche, intrighi di palazzo e sanguinosi complotti.

La terza, infine, riguarda la metafora della crisi.   E’ infatti impossibile non rilevare come quella che portò alla fine della civiltà antica assomigli in modo inquietante alla attuale crisi morale e civile del mondo occidentale con tutti i suoi corollari: un potere impegnato soltanto ad autoalimentarsi, corruzione burocratica e politica, estrema ricchezza ed estrema povertà, intolleranza, fondamentalismo religioso, decrescita demografica, xenofobia e immigrazione.   Una serie di sorprendenti analogie che inducono alla riflessione anche il lettore meno interessato a quelle vicende remote.

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